Una giornata con carattere

In un sonnecchiante venerdì santo, il luogo perfetto per fare una breve gita con la persona che ti sta accanto mi sembra un museo del tutto insolito e pieno di carattere (i).

A Cornuda, nell’affascinante scenario della marca trevigiana (anche se il tempo non ci ha concesso di ammirare il paesaggio primaverile), esiste un luogo di cui ho sentito molto parlare, la Tipoteca Italiana.


Una fondazione creata e finanziata dalle Grafiche Antiga, leader della stampa in Veneto. Fondato nel 1995,  è l’unico polo museale italiano di cultura tipografica, storia del carattere e del design.

Ma un museo anche nell’accezione più moderna, biblioteca, sede di workshop e di eventi legati al libro e al carattere, con un moderno auditorium. Coniuga la tradizione dell’arte della stampa a le più moderne tecnologie. Ma esempio di tradizione che continua è la scelta di recuperare l’antica foresteria del canapificio e l’attigua chiesa proprio per creare questo legame tra passato e presente.



La collezione si avvale di numerosi macchiari, recuperati da vecchie tipografie che hanno deciso,  piuttosto ha deciso la modernità , di lasciare spazio alle nuove tecnologie. Pensare a tutti quei caratteri creati, fusi e chiaramente utilizzati per giornali, locandine e molto altro…

La vocazione didattica del museo, in cui è assolutamente necessario capire il procedimento tecnico che è alla base. Macchinari davvero complessi che mi hanno fatto risuonare le parole di Luciano Ragozzino. La mancanza di una figura che sia in grado di mettere le mani proprio in tutto questo intricato sistema di caratteri, rondelle e tanto altro. Tra i giovani geni della grafica e del computer, nessuno si prenderebbe la briga di imparare un mestiere che se da un lato è in estinzione dall’altro si sta rinvigorendo di una nuova linfa di appassionati che potrebbero specializzarsi sempre di più in un’arte unica.



Il lungo e emozionante percorso che si arricchisce di visioni celestiali di caratteri incisi a mano o con la matrice di legno, per passare alla musica e alla sua grammatica particolare. Si arriva anche così alla zona destinata alle mostre temporanee in cui fino al 15 luglio è allestita la mostra Lo splendore di Venezia nell’arte incisa. Feste e divertimenti nella Serenissima. Un’esposizione a cura di Dario Succi con una bella selezione di incisioni che descrivono la Venezia del suo secolo per eccellenza nel turbinio delle feste, attraverso i valenti incisori come Michele Marieschi, il quale in veste di incisore è senza dubbio un maestro. La mostra si arricchisce anche di alcuni dettagli dell’abbigliamento femminile e servizi di porcellana che contribuiscono ad entrare nel turbinio di un’epoca fatta senza dubbio di grandi divertimenti.


La visita non poteva che terminare che con l’acquisto di un libro. Esattamente su un carattere… o meglio su colui che lo ha inventato… Bodoni, scritto da Giorgio Camuffo e pubblicato da Corraini Edizioni.


Questo carattere per me e mio marito è importante perchè è quello scelto per i nostri inviti…realizzati a caratteri mobili ovviamente.

Anche voi fornitevi di un buon carattere, è davvero essenziale direi e visitate questo museo in cui tecnica e arte si FONDONO!

Io assolutamente poco tecnica, immergermi in questi meccanismi cercando di cercare una differenza tra Monotype, Linotype, Typograph, Nebitype è a dir poco appassionante.

Io insomma una visitina ce la farei! E’ aperta da lunedì a sabato dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00, costo d’ingresso 5 euro intero, 4 ridotto e gratuito per i bambini al di sotto degli 8 anni… per entrare nel magnifico mondo della stampa!

Personal Relations, la mostra internazionale itinerante sui ritratti in miniatura, è in arrivo a Vicenza il 29 aprile 2017.

Dopo il successo registrato a Londra nel Regno Unito a dicembre 2016 e a L’Aia in Olanda a febbraio 2017, la mostra internazionale itinerante Personal Relations è in arrivo a Vicenza, alla Galleria Spazio Mirror, dove le opere rimarranno esposte fino al 3 giugno.

Personal Relations non è una semplice mostra, ma un catalizzatore di eventi, la parte finale di un percorso che ha accompagnato gli artisti e la città di Vicenza in una contaminazione artistica internazionale, iniziata lo scorso settembre all’Osteria La Beccaccia e continuata attraverso le interviste agli artisti di Alice Traforti e i contenuti online condivisi sul sito www.questanonearte.com.

La Galleria Spazio Mirror non sarà quindi solamente il luogo dell’esposizione delle opere dei 150 artisti italiani e internazionali partecipanti al progetto, ma fungerà da catalizzatore della community e da raccoglitore degli eventi che vedranno performance, concerti e proiezioni di corti in un ricco programma interattivo, creativo e multi-disciplinare.

 

“Questa Non É Arte è un progetto nato nel 2010 per creare mini festival artistici in location non convenzionali, caratterizzati dall’interazione e dalla combinazione di diverse forme artistiche. Anche nell’organizzazione di Personal Relations abbiamo deciso di inserire questo nostro approccio, che caratterizza tutto quello che facciamo, è il nostro segno distintivo.

Le mostre artistiche non dovrebbero semplicemente essere delle situazioni dove il pubblico passa a dare un’occhiata, ma occasioni di intrattenimento, di coinvolgimento e di interazione tra gli artisti e il pubblico” spiegano Alessia Camera e Diego Pillon, ideatori del progetto Personal Relations per la tappa di Vicenza. “Lavorare con Teresa di Galleria Spazio Mirror è bellissimo perché, oltre ad essere partner tecnico del progetto Personal Relations, ha sposato il nostro approccio ancora prima che lo condividessimo.”

 

Personal Relations inaugurerà il 29 aprile con un evento dedicato agli artisti nazionali e internazionali e aprirà al pubblico il 30 aprile alle 18 con una performance artistica di Giovanna Bartolotta.

Gli appuntamenti continueranno nei weekend successivi: il 13 maggio la Galleria Spazio Mirror ospiterà band musicali da Vicenza e Londra, mentre il 28 maggio ci sarà una serata dedicata a cortometraggi nazionali ed internazionali.

Tutti gli appuntamenti avranno come filo conduttore i ritratti in miniatura, fino ad arrivare al gran finale del 3 giugno in cui la mostra chiuderà con una performance multidisciplinare interattiva che coinvolgerà 5 artisti vicentini.

 

Il progetto

 

Personal Relations è una mostra internazionale itinerante sui ritratti in miniatura che, ad oggi, coinvolge circa 150 artisti appartenenti a tre collettive di artisti:

 

  • The London Group un gruppo artistico storico attivo a Londra fin dal 1913, creato da un nucleo originario di 32 artisti.
  • Pulchri Studio nato nel 1847 a L’Aia, in Olanda, come galleria gestita dagli stessi artisti, con una propria sede espositiva in uno storico palazzo.

 

  • Questa Non È Arte è una community online e un progetto editoriale dedicato agli artisti emergenti, nato a Vicenza nel 2010 e trasferitosi a Londra insieme ai fondatori Alessia Camera e Diego Pillon.

 

Lo scopo di Personal Relations è quello di creare connessioni dirette tra artisti, addetti ai lavori, spazi culturali e sensibilità artistiche differenti per paese di nascita e appartenenza, cultura, abitudini, storia e lingua.

Il perno centrale non è l’opera d’arte, e la sua alienazione, bensì tutte le relazioni che essa comporta prima, durante e dopo la sua ideazione, creazione e spedizione, fino alla sua ultima esposizione. Un processo che sfocia nell’incontro con altre opere, ma soprattutto fra artisti che si spostano di Paese in Paese per confrontarsi con le personalità coinvolte, per cercare di capire sé stessi e gli altri, per arricchirsi di stimoli e scoperte in contesti appositamente dedicati.

Ogni opera rappresenta una riflessione sul significato della rappresentazione e della rappresentanza, del sé visto con occhi esterni, propri o di altri, del dentro e del fuori, dell’io e del non-io.

Il risultato finale è una mostra internazionale itinerante, in cui l’arte si erge come simbolo dello scambio di culture ed esperienze tra Paesi diversi.

La scelta dei ritratti in miniatura deriva in primis dal loro intrinseco significato storico. Nati in epoca romana e greca, raggiungono nel medioevo un picco massimo per preziosità ed eleganza, grazie anche alla pratica amanuense diffusa nei monasteri e alla molteplicità di Regni allora esistenti. All’epoca era di uso frequente lo scambio di miniature come dono politico fra regnanti o ambasciatori, promessi sposi e parenti lontani.

Le motivazioni attuali però non sono solo legate al passato, ma procedono in linea di continuità, congiungendo l’antica pratica a un fare contemporaneo. La misura dei manufatti esposti è infatti identificabile con quella dello schermo dei nostri smartphone, spazio naturale, quotidiano e immediato per ritratti e selfie del 21mo secolo.

 

Personal Relations si propone quindi di rafforzare le connessioni internazionali dal punto di vista artistico, ricreando quello stesso approccio rinascimentale di scambio tra le diverse corti europee.

Non si tratta meramente della somma dei lavori dei singoli, ma di un insieme di contributi e punti di vista nel tentativo di catturare l’identità di un soggetto in un dialogo proficuo con il resto del mondo.

 

La mostra

151 artisti di 3 nazionalità,  43 vicentini su un totale di 54 artisti italiani coinvolti.
3 paesi da attraversare, 3 collettivi da incontrare, 3 spazi culturali e 3 città da vivere.

 

L’esposizione è formata da 151 ritratti in miniatura la cui caratteristica comune sono le dimensioni fissate a 10x15cm o 15x10cm, in 2D o in 3D, realizzate con le tecniche più disparate.

Sono presenti sculture, dipinti, illustrazioni, tele, acquerelli, fotografie, schermi luminosi, e ancora vetri, gomme, lamine, intagli… tecniche miste che rielaborano lo stesso tema del ritratto in tutte le varianti possibili: realistico, surreale, auto-ritratto, intero, a mezzobusto, con solo un significativo dettaglio, duplice o addirittura triplice, giocando proprio sulle relazioni che si instaurano tra le miniature e i visitatori, nonché tra gli stessi artisti.

 

Gli artisti

Questa Non È Arte (Vicenza) presenta:

Elvezia Allari | Sara Anna Allori | Gianluca Antonello | Marida Augusto | Paola Baggio | Roberta Belfontali | Veronica Bergamo (AcrylicLover) | Simone Berno | Maurizio Camposeo | Carlotta Castelletti | Beatrice Catanzaro | Ester Chilese | Alessio Ciani | Antonella Concato e Andrea Zampese | Amanda de Leo (Francesca Bernardi) | Max Hirzel | DUM Veronica Mariani e Chiara Diluviani | Remigio Fabris | Antonella Ferrari | Silvia Forese | Alberto Graziani | Valerio Guadagno | Laura Guerra | Marco La Scala | Mauro Liotto | Alice Maddalena | Sandra Mariotti | Guido Mencari | Pierpaolo Menegazzo | Veronica Merlo | Alessandro Minoggi | Farja Mroz | Phuong Ong Ngoc | Daniela Perissinotto | Luca Peroni | Rita Pierangelo | Fabio Pigato | Elisa Pillon | Tommaso Pitton | Andrea Poletto | Davide Riganelli | Olga Rosa | Fredrick Frè Rossi | Pietro Scarso | Jessica Tibaldo | Oscar Tornincasa | Giovanni Torresan | Antonia Trevisan | Desdemona Varon | Giorgia Zampese | Elisabetta Zanetti | Stefano Zattera

The London Group (London) presenta:

Moich Abrahams | Wendy Anderson | Victoria Arney | Victoria Bartlett | Bryan Benge | Slawomir Blatton | Clive Burton | Peter Clossick | John Crossley | Mark Dunford | Angela Eames | James Faure Walker | Eric Fong | Cadi Froehlich | Marenka Gabeler | Genetic Moo | Vaughan Grylls | Susan Haire | Julie Held | Aude Hérail Jäger | Martin Heron | Gillian Ingham | Annie Johns | Judith Jones | Amanda Loomes | Jeff Lowe | Eric Moody | Charlotte C. Mortensson | Kathleen Mullaniff | Eugene Palmer | Ian Parker | Janet Patterson | Chris Poulton | Daniel Preece | Victoria Rance | David Redfern | Tom Scase | Tommy Seaward | David Shutt | Suzan Swale | Paul Tecklenberg | Mike Thorpe | Philippa Tunstill | Bill Watson | Neil Weerdmeester | Tisna Westerhof | Arthur Wilson | Susan Wilson | Erika Winstone | David Wiseman | C. Morey de Morand

Pulchri Studio (The Hague – Olanda) presenta:

Gerard Albertsboer | Cora Beijersbergen-van Henegouwen | Marlies van Boekel | Irene van den Bos | Lon Buttstedt | Helcia Cino | Yara Francisco Pedro | Marijke Gemessy | Piet Gispen | Rinus Groenendaal | Cindy ‘t Hart | Chrisje van der Heijden-Ronde | Gerard Huysman | Anja Jager | Elizabeth Koning | Nicky Konings | Jacobien de Korte | Francien Krieg | José Krijnen | Susanna de Kruiff | Erni Kwast | Dana La Monda | Eva Lansink | Zhanhong Liao | Frederick Linck | Jan van Loon | Sanne Maes | Ben Manusama | Alexx Meidam | Ingeborg Muller | Hanneke Naterop | Anne Rose Regenboog | Cees van Rutten | Bert van Steen | Birgitta Sundström Jansdotter | Anna Lubok | Ineke Tesselaar | Catharina van Velden | Robert Volmer | Ilja Walraven | Margriet Westervaarder | Dinie Wikkerink-Wevers | Ludo Winkelman | H. de Winter | Yumiko Yoneda | Michiel van der Zwan

Un entomologo tra gli scaffali

La vita è fatta di incontri e proprio quando le lancette dell’orologio di Mirror stanno scorrendo segnando il tempo che passa ma soprattutto quello che mi resta, ecco allora che questo posto mi regala un nuovo incontro.

La domenica precedente a questo stesso appuntamento tanto atteso, io e la mia mezza metà abbiamo fatto una volata in mattinata a Milano per partecipare a Book Pride. La fiera degli editori indipendenti mi ha regalato tanta emozione perché i libri… della semplice carta stampata riesce a regalarti proprio questo.

Tornata a casa con un bottino discreto, fatto di titoli scelti e di case editrici che conosco navigando nel mare magnum di internet e che mi appresto anche a sperimentare.

Un incontro in fiera è un incontro soprattutto con coloro che producono materialmente il libro, scelgono la qualità della carta, gli autori, la grafica etc… e perché no?! L’illustrazione ovviamente! Tra le mie conquiste un libro non illustrato ma dalle caratteristiche uniche ed inimitabili, che desideravo da tempo L’arte di collezionare mosche dello scrittore svedese Fredril Fredrik Sjöberg, chi l’avrebbe detto che da quel momento avrei guardato questi insetti con altri occhi. In Italia è pubblicato dalla casa editrice Iperborea. Un motivo per adorare questa casa editrice? Uno solo è poco, oltre alla selezioni di testi del profondo Nord Europa, la sua veste editoriale è iconica e non passa inosservata.

Proprio nella settimana in cui inizio a leggere il già citato libro eccomi ad ospitare in galleria un biologo anzi un vero e proprio entomologo che la vita ha portato a realizzare incisioni e libri.

Ma come lasciare da parte la materia che ha studiato con tanta passione? Non è necessario! In quanto ha trovato un perfetto compromesso.

L’editore biologo e incisore è Luciano Ragozzino, amico e sodale di Alberto Casiraghy condivide con l’editore del Pulcinoelefante l’amore per i caratteri mobili ma non lo stesso modo di operare.

Se il Pulcinoelefante e Alberto è considerato il fornaio dei libri, per Ragozzino è una questione più lunga. Un tirabozze, copie limitate ma le pagine si creano a forza di manovella. E il mondo della biologia? Ma proprio sulle copertine spesso gli insetti sono i protagonisti che ci invitano ad entrare nel mondo dell’artista poeta e nel poeta artista. Una sfida con se stessi in cui la coraggiosa Alda Merini non si è minimamente tirata indietro.

Il Ragazzo innocuo (anagramma del suo creatore), si compone di tre collane  Scripsit/Sculpsit, Sculpsit/Scrupsit ed una Fuori Collana.

Testo stampato a caratteri mobili, incisioni originali, copertina unica. Quanto valore dareste a tutto questo? Siamo disposti ad innamorarci di un oggetto che apparentemente inanimato ci trasmette toccandolo tante emozioni? Non vi resta che scoprirlo passando a trovarci e sfidare l’amore verso la carta

A questo aggiungiamo le incisioni che in bella mostra si avvicinano alla delicatezza del Pulcinoelefante. Tratte dal libro Le emozioni delle mosche. Aforismi incisi (Pendragon editore).

Spero di avervi dato indicazioni sufficienti per amare questa mostra e non perderla! Fino al 22 aprile 2017!

La cameriera di poesia

Sabato 8 aprile 2017 la Galleria Libreria Mirror propone un’esperienza all’insegna della poesia. Protagonista sarà Claudia Fabris, creatrice di suggestioni poetiche, istallazione ed eventi. Un doppio appuntamento che prende avvio alle ore 16.00 con la passeggiata poetica Nostra Signora dei Palloncini, in cui la performer sfilerà per le strade di Vicenza.

Alle ore 18.30 inizia invece la performance Cameriera di poesia. Una ristorAzione per lo spirito. Avvolti dal silenzio i partecipanti potranno scegliere, come da un classico menù, dei testi poetici. Si passerà dagli antipasti, piatti unici e dolci ed ogni sezione è suddivisa in testi della casa, classici e contemporanei. Gli ospiti avranno a disposizione delle cuffie senza fili, hi-fi, in cui ascoltare in maniera esclusiva la pietanza poetica che hanno scelto.

Durante la serata sarà a disposizione la raccolta poetica Poesie sotto sale. Piccolo vocabolario poetico.

L’evento si inserisce negli eventi all’interno della manifestazione Poetry Vicenza 2017

Claudia Fabris 

è nata a Padova nel 1973. Progetta spazi, installazioni ed interventi performativi che creano relazioni e sinergie tra la parola e la visione, l’ascolto e il gusto, in un percorso di ricerca artistica che trova nel corpo il proprio fulcro, coinvolgendo gli spettatori su differenti piani percettivi nella convinzione che la Bellezza e lo stupore silenzioso che genera possano ancora ricondurre ogni uomo allo spazio intimo e sacro della propria anima dove ogni trasformazione e rinascita trae origine, forza e nutrimento. L’artista in qualità di attrice, performer, autrice, costumista e fotografa collabora dal 1999 con Tam Teatromusica di Padova, storica compagnia di teatro di ricerca in Italia, premio speciale Ubu 2014. Partecipa come artista dal 2011 con crescente adesione a tutte le 6 edizioni di Alto Fest (Teatringestazione) a Napoli, festival interamente realizzato nelle case, negozi, laboratori artigianali e spazi privati del centro storico di Napoli e dal 2014 con le sue performance è presente al festival di Aliano La Luna e i Calanchi. Nel 2016 pubblica le Parole Sotto Sale con una piccola casa editrice napoletana, la sua definizione di Abbandono ispira la seconda edizione di Verso Sud Festival, a Corato, a cui contribuisce con più performance.

  • nel programma ufficiale di Poetry Vicenza 2017 l’evento era previsto sabato 22 aprile

 

Le emozioni delle mosche

In occasione di Poetry Vicenza 2017, la galleria libreria Mirror ospita il primo evento legato alla mostra Un pulcino che forse era un elefante: Casiraghy.

Venerdì 31 marzo alle ore 18.00 si terrà la presentazione del libro Le emozioni delle mosche. Aforismi incisi (Pendragon editore, 2016).

Il libro è frutto della collaborazione tra due artisti unici nel loro genere. Alberto Casiraghy, in questo caso in veste di autore di aforismi che spesso sono impressi sulle iconiche plaquette delle edizioni Pulcinoelefante. Dall’altro Luciano Ragozzino biologo-incisore-editore di una piccola casa editrice che si occupa in particolare di edizioni d’arte Il ragazzo innocuo.

Dall’incontro tra questi due personalità è nato questo volume che raccoglie gli aforismi di casiraghi illustrati da Ragozzino. Raccolti in un raffinato divertissement, un gioiello in cui godere le tante soluzioni che possono legare illustrazione e testo.

Luciano Ragozzino è il fondatore della casa editrice Il ragazzo innocuo, nato nel 2004 a Milano, nei locali dell’ex Gelateria in via Guinizzelli 14. Si occupa della stampa a mano dei volumi con caratteri mobili, con testi e opere grafiche originali. Tra i poeti che hanno collaborato con Il ragazzo innocuo ricordo: Mario Benedetti, Franco Buffoni, Anna Cascella Luciani, Emilio Isgrò, Valerio Magrelli, Alda  Merini, Fabio Pusterla, Kenjiro Azuma, Alberto Casiraghy e molti altri.
Durante la serata sarà possibile conoscere questo editore e artista, del libro nato dalla collaborazione con Alberto Casiraghy e naturalmente le edizioni che stampa.

All’incontro sarà presente Luciano Ragozzino

Incontro a ingresso libero

Per scoprire Il ragazzo innocuo cliccate qui e poi venitele a scoprire di persona da noi.

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Un pulcino che forse era un elefante: Casiraghy

Finché non si entra in casa di Alberto Casiraghy non si ha l’esatta comprensione del lavoro che si svolge all’interno e porta alla creazione di oggetti oramai iconici, i favolosi libri creati nella sua fucina e cucina.

Al momento della mia visita siamo giunti al numero 9868 e molti altri in questo periodo di tempo sono nati. Proprio come un nido dal quale nasce un pulcino ma crescendo il suo aspetto muta, cresce così come la sua forza, diventando un elefante. Un animale mastodontico ma simpatico, che lascia un’impronta decisa sulla strada che decide di percorrere.

Entrare nella villetta anni Trenta che ospita la casa editrice è un’esperienza unica. Un luogo in cui le collezioni si intersecano, i libri si mescolano a quelli stampati lì. La cucina/studio, in cui si compongono i testi ed ogni cassetto custodisce caratteri che alla fine comporranno parole, aforismi, poesie.

Ma le passioni di Alberto sono molte e tutte portano alla formazione di questo posto, che meriterebbe un vero e proprio tour. La musica si unisce alla letteratura, la vita privata trova un posto in quello che è il via vai del turbinio della vita di Alberto, fatto di creativi, di amici e di persone che rendono omaggio al suo lavoro che con tanta meticolosità e amore compie giorno per giorno.

Assistere alla nascita di un Pulcinoelefante è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita.
Così finalmente in occasione della mostra Un pulcino che forse era un elefante: Casiraghy, nell’ambito di Poetry Vicenza 2017, anch’io varco la mitica soglia della casa che ad Osnago dal 1982, Alberto ha votato alla causa della poesia e della stampa, rigorosamente a caratteri mobili.
In compagnia di una artista che amo molto, Mara Cozzolino, e custodi del bel haiku di Pino Pace, ci siamo immerse nella creazione vera e propria. Prima la carta, rigorosamente di cotone; la composizione della frase, fatta direttamente da Mara e in piccola parte da me. E dopo le bozze, la stampa vera e propria. Ma non è finita! È qui che arriva il tocco del maestro nella piega e nel taglio della preziosa e resistente carta. Per finire la cucitura, una cucitura semplice ma che caratterizza il libretto stesso. L’ultima fase la vediamo in mostra proprio oggi.

“notte d’inverno
i rami come dita
una preghiera”

Ma nel mio viaggio nel mondo del Pulcinoelefante mi sono resa conto che in questo processo creativo un posto da protagonista deve averlo la bozza. Proprio la bozza, esposta qui in mostra insieme al lavoro concluso, esprime la tenerezza che esprime il pulcino, la bozza ha quegli elementi che lo farà diventare un possente elefante, che avrà un peso su questa terra.
La bozza ci permette di correggere quei dettagli, magari impercettibili a molti, ma che invece agli occhi degli autori sono importanti, ma è anche vero che da certi errori possono nascere delle cose incredibili e inaspettate, fornendo magari una chiave di lettura diversa. Sovrapposizioni, assolutamente casuali che poi si ricercano con metodo, una lettera meno marcata dell’altra che va scartata dalla magica scatola e diventa un ricordo prezioso.

A governare sul tutto e darci l’impressione della tranquillità e del ritmo lento del giorno Igor, il gatto stampatore, che da tempo sorveglia la nidiata di pulcini

Non chiamatelo solo illustratore 

È già passato un mese dall’avventura di Sarmede! Questo mese la mia destinazione sarà…Udine!

In realtà la prima tappa è stata Passariano di Codroipo nello splendido scenario di Villa Manin. Già vederla lì, così imponente dalla strada che le si pone davanti, vado indietro in quell’Ottocento dominato dalla figura di Napoleone Bonaparte e del famoso trattato di Campoformio o Campoformido. Insomma le premesse ci sono, in più bisogna aggiungere che la villa è ormai è un luogo in cui vengono ospitate importantissime mostre d’arte. È qui che fino al 19 marzo si svolge una mostra dedicata ad un artista che definirlo solo illustratore è riduttivo Sconfini di Lorenzo Mattotti. 

Classe 1954, e considerarlo solo un illustratore  non ci fa comprendere davvero la personalità e il quid artistico del nostro protagonista.

La sua lunga carriera iniziata negli anni ’70, continua in un crescendo di successi e collaborazioni.

La grande esposizione è davvero ricca di arte e spunti e sarebbe difficile riassumere tutto lo spettacolo visto nelle ore trascorse lì. Dallo Slancio iniziale, con una sezione che raccoglie per l’appunto l’arte della danza e del circo, in cui i corpi dei protagonisti sono ripresi in momento liberatore, si passa ai grandi progetti a cui Lorenzo Mattotti ha lavorato con editori stranieri.

Ad esempio la ghaphic novel “Caboto“del 2003. Un’opera storica, voluta su commissione dal’editore spagnolo Planeta in occasione del cinquecentenario della scoperta dell’America. Il protagonista è un mercante, esploratore, astronomo e cartografo della Serenissima, appunto Caboto. Le matite colorate e i pastelli si fondono in un tutt’uno e proprio i colori ci aiutano ad entrare nel pieno della narrazione e si alterna a fotocopie a colori di documenti storici. Il protagonista dell’opera è pieno padrone di se, mentre il narratore resta in ombra. Incontriamo così i primi riferimenti di Mattotti a pittori che lo ispirano e che in questo caso lo aiutano a portarlo nel pieno dell’epoca vissuta da Caboto. Perdersi nelle sfumature del colore nella struttura del racconto ed è un peccato che, da quanto mi risulta, uscito dal mercato italiano è stato solo recentemente riproposto come inserto da un importante quotidiano nazionale.

Il terzo incontro è con la psiche e la magia. In particolare è l’incontro poi espresso in disegno di uno degli autori che sono intervenuti nella formazione di Mattotti stesso, Henri Michaux. Poeta, scrittore, nonché pittore nella sua vasta produzione ha scritto il libro Passaggi, un libro che affronta tutti i generi e tutte le cifre stilistiche, un testo tosto per un adolescente ma che presuppuneva una via verso quell’arte che avrebbe saputo poi mettere quelle suggestioni nero su bianco. Nel catalogo troviamo anche un’altra spiegazione e legame con il poeta belga, la volontà e la ricerca di quei paesi immaginari il cui scopo è quello di proteggersi da una realtà estranea. Forse tutti noi ricerchiamo un posto in cui sentirti al sicuro e come sempre gli artisti sono coloro che hanno uno strumento in più. La capacità di renderli reali almeno sulla carta.I disegni esposti sono stati pubblicati sulla rivista Mano (1996 – 2011) pubblicazione pensata espressamente per il web (era il 1996) e si occupava di disegno e fumetto, potendo vantare importanti collaborazioni. Insomma con una linea sottile e continua, ma fatta anche di linee più ispide, Mattotti riesce a dare visione non solo a Michaux ma credo anche a se stesso.

Dialogano con queste opere caratterizzate da un tratto leggero, il tratto più corposo della serie Metamorfosi. Al centro Chimera, anche questo opera pubblicata da Coconino press nel 2011. Osservando le tavole ho sensazione che quel nero, proprio di tutta la superficie sia in costante movimento e il segno della china usata da Mattotti, sia un tratto fluido ed oscillante dal quale fuoriescono immagini che fanno parte di un bagaglio inesauribile di visioni dello stesso Mattotti. Già qui si vedrà l’illustratore e il pittore che nei grandi formati porterà a piena potenza proprio questo colore alla sua massima espressione. Riesce a variare il tratto in leggero e pesante e pesante e leggere intrappolando la nostra attenzione in un vortice di momenti diversissimi

Si passa così dal mondo dell’inconscio a quella della psiche…si va beh non ci distanziamo poi molto… ma questa volta le visioni di Mattotti diventano a colori. Il progetto è un libro che Einaudi nel 2010 propone al nostro. Quella di illustrare le opere di Freud che riunisce anche disturbi molto complessi della nostra psiche, un legame che sembra subito fecondo. Mattotti infatti riconosce subito nello stile di Freud ci sia molto del racconto, poter seguire lo psicanalista nelle sue scorribande letterarie che vanno a braccetto con le mappature della mente che distrugge e ricrea. Cosa ne ricava? Un immaginario straordinario che si nutre di Fellini, De Chirico, Carrà, Casorati, Bacon e i grilli di origine medievale. Ma attenzione ricondurre ad altri autori non è una caratteristica negativa ma vi capire la mente di una autore che come una spugna si ispira al meglio che vuol dire arte.

Ma l’arte così come la vita porta a continui incontri, e chi l’avrebbe detto che Edgar Allan Poe sarebbe stato il tramite per il rapporto tra un pittore e un musicista? Tutto nasce dall’opera di un altro autore, che ha dato il suo contributo all’epoca vittoriana lugubre e gotica, Robert Luis Stevenson con il suo più celebre romanzo Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. E Mattotti ne ha dato una sua versione con la graphic novel pubblicata nel 2002 ( e ristampata nel 2012) dal titolo Jekyll & Hyde, la sceneggiatura di Jerry Kramsky, una versione non passata certo inosservata se una leggenda della musica Lou Reed arriva a contattare Mattotti e organizzare un incontro a New York, avviando così una collaborazione. Reed del resto già appassionato a questo tipo di cultura gotica, aveva dedicato a Poe uno spettacolo, toccava procedere su quella strada. Non illustrazioni letterali ma la ricostruzioni di atmosfere cupe utilizzando tecniche diverse, non solo matite colorate e pastelli, ma anche pennino e inchiostro.  L’imagerie del nostro artista è ancora nutrita da grandi artisti che al fantastico e alla corrente simbolista.

Spesso le arti si fondono e gli spettacoli teatrali tratti da libri e favole si presentano al pubblico di tutte le età sotto diverse forme, così proprio per la messa in scena al Met di New York dell’opera Hänsel und Gretel, il New Yorker propone a Mattotti di reinterpretare questa celebre favola per i propri lettori. Per Mattotti rievoca ricordi del passato, in particolare il terrore che lo ha colto proprio da bambino. Un ricordo vivo nella sua testa e che la mano riesce a tradurre in incredibili immagini. Ancora la foresta, tra le ambientazioni più amate, ritorna con il contrasto del bianco e nero e con l’uso della china stesa a grandi pennellate che allontano il nostro artista dall’illustrazione più strettamente detta portandolo vicino alla pittura. La caratteristiche delle tele di notevoli dimensioni e l’allestimento danno la sensazione di trovarci al cospetto di una lanterna magica e noi al centro viviamo con trasporto la vicenda dei due fratellini.

Un percorso anche violento quello messo in mostra a Passariano, in cui l’autore non si risparmia dal raccontare la violenza e l’orrore dell’uomo e delle bestie. Ma in cui rimane fantastica la sua linea la sua concezione unica e il senso del colore. A questa violenza si alternano e vengono a sorreggerci figure celesti e angeliche. Proprio gli angeli protettori dei nostri passi… o almeno così dicono.

Ma ecco la sezione che mi ha fatto innamorare del suo stile. La serie degli amanti, nell’acqua o nelle stanze l’intimità che mi hanno sempre trasmesso. Nell’acqua come se si trattasse di una materia primigenia, un liquido che rende i corpi molli e pronti a vivere l’amore. Oppure nelle stanze nel momento della scoperta di quel mondo che è il nostro corpo. I colori, palette di tinte che in maniera netta segnano le superfici in cui sono adagiati questi corpi, pronti a ricevere e donare amore.

La mostra però ci fornisce altresì l’occasione per vedere un Mattotti sconosciuto, oltre i libri, oltre i manifesti! Un pittore vero e proprio che si ispira alle numerose suggestioni della sua ricca vita. Nella serie denominata “Ondulazioni” il viaggio del nostro artista in Patagonia è rielaborato durante il ritorno e una volta a casa dipinge a memoria pensando allo spazio come un grande spartito e movimentando lo spazio come il flusso stesso della musica. Anche i colori nei ricordi dell’artista diventano più ricchi e profondi, irreali ma magnetici consentendoci di vedere in lui autori dal forte colorismo.

La mostra si chiude con un Lorenzo spirituale a seguito di un viaggio a Bali. Qui l’incontro con la cultura ed i materiali (carta nepalese) portano l’autore ad usare colori incandescenti che come in uno specchio d’acqua si espandono su questo particolare foglio. I simboli personali si fondono con i simboli più universali di energia cosmica.

Una mostra da vedere!

Ci si trasferiamo così ad Udine, dove per nostra fortuna è stata inaugurata anche una mostra dedicata al Mattotti esordiente. La sede è Casa Cavazzini, in cui sono conservate le raccolte di arte moderna e contemporanea e fa parte dei musei comunali della città friulana. Un legame rinnovato con la città che è stata vissuta da Lorenzo Mattotti, quindi posto in cui ebbe la prima formazione. Una nota la merita l’allestimento, molto efficace. Oltre l’esposizione a parete si è scelto di proporre dei bei tavoli da studio grafico con tanto di comodi sgabelli in cui ammirare nel dettaglio i fogli protetti dal vetro.

Tra i primi lavori figura il fumetto Alice brum rum del 1977, in cui Alice passa dal Paese delle meraviglie all’autostop in uno stile da giovane hippy. La curiosità sta nella scelta del titolo che nella prima versione si chiamava La realtà è strabica. Giovane ventenne non poteva che essere evidente nella sua l’opera, le suggestioni tipiche dell’età la partecipazione ai concerti oppure gli altri eventi che si svolgevano in quello che era il suo mondo. Ma già si dimostra la sua sensibilità verso l’emarginazione sociale e le problematiche mentali. La sua narrazione si nutre altresì di quell’età fatta di ironia e di sprezzo che ritorna nella sua penna.

Questa mostra aperta fino al 4 giugno del 2017 è una tappa fondamentale del viaggio intorno al mondo di Mattotti.