Un pulcino che forse era un elefante: Casiraghy

Finché non si entra in casa di Alberto Casiraghy non si ha l’esatta comprensione del lavoro che si svolge all’interno e porta alla creazione di oggetti oramai iconici, i favolosi libri creati nella sua fucina e cucina.

Al momento della mia visita siamo giunti al numero 9868 e molti altri in questo periodo di tempo sono nati. Proprio come un nido dal quale nasce un pulcino ma crescendo il suo aspetto muta, cresce così come la sua forza, diventando un elefante. Un animale mastodontico ma simpatico, che lascia un’impronta decisa sulla strada che decide di percorrere.

Entrare nella villetta anni Trenta che ospita la casa editrice è un’esperienza unica. Un luogo in cui le collezioni si intersecano, i libri si mescolano a quelli stampati lì. La cucina/studio, in cui si compongono i testi ed ogni cassetto custodisce caratteri che alla fine comporranno parole, aforismi, poesie.

Ma le passioni di Alberto sono molte e tutte portano alla formazione di questo posto, che meriterebbe un vero e proprio tour. La musica si unisce alla letteratura, la vita privata trova un posto in quello che è il via vai del turbinio della vita di Alberto, fatto di creativi, di amici e di persone che rendono omaggio al suo lavoro che con tanta meticolosità e amore compie giorno per giorno.

Assistere alla nascita di un Pulcinoelefante è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita.
Così finalmente in occasione della mostra Un pulcino che forse era un elefante: Casiraghy, nell’ambito di Poetry Vicenza 2017, anch’io varco la mitica soglia della casa che ad Osnago dal 1982, Alberto ha votato alla causa della poesia e della stampa, rigorosamente a caratteri mobili.
In compagnia di una artista che amo molto, Mara Cozzolino, e custodi del bel haiku di Pino Pace, ci siamo immerse nella creazione vera e propria. Prima la carta, rigorosamente di cotone; la composizione della frase, fatta direttamente da Mara e in piccola parte da me. E dopo le bozze, la stampa vera e propria. Ma non è finita! È qui che arriva il tocco del maestro nella piega e nel taglio della preziosa e resistente carta. Per finire la cucitura, una cucitura semplice ma che caratterizza il libretto stesso. L’ultima fase la vediamo in mostra proprio oggi.

“notte d’inverno
i rami come dita
una preghiera”

Ma nel mio viaggio nel mondo del Pulcinoelefante mi sono resa conto che in questo processo creativo un posto da protagonista deve averlo la bozza. Proprio la bozza, esposta qui in mostra insieme al lavoro concluso, esprime la tenerezza che esprime il pulcino, la bozza ha quegli elementi che lo farà diventare un possente elefante, che avrà un peso su questa terra.
La bozza ci permette di correggere quei dettagli, magari impercettibili a molti, ma che invece agli occhi degli autori sono importanti, ma è anche vero che da certi errori possono nascere delle cose incredibili e inaspettate, fornendo magari una chiave di lettura diversa. Sovrapposizioni, assolutamente casuali che poi si ricercano con metodo, una lettera meno marcata dell’altra che va scartata dalla magica scatola e diventa un ricordo prezioso.

A governare sul tutto e darci l’impressione della tranquillità e del ritmo lento del giorno Igor, il gatto stampatore, che da tempo sorveglia la nidiata di pulcini

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